JU-JITSU
Il metodo proposto è quello della World Ju-jitsu Federation fondata nel 1976 a Liverpool da Robert Clark, 9° dan. Il suo presidente è Giacomo Spartaco Bertoletti 9° dan presso la Ju Jitsu International Federation, organismo riconosciuto dal Gaisf/Cio, e shike dello enshin ryu, scuola marziale tradizionale giapponese retta dal soke (caposcuola) Fumon Tanaka, uno degli ultimi veri samurai viventi in Giappone.
Lo ju-jitsu, nella concezione comune, viene considerato forse il più efficace metodo di difesa personale: per questo motivo viene praticato nelle maggiori accademie militari e di polizia.
Letteralmente esso significa "l'arte della cedevolzza" o "della morbidezza" (ju = cedevole, morbido, jitsu = arte) che è il termine con cui si indicava, al tempo dei samurai - iniziato grosso modo alla fine del dodicesimo secolo con l'instaurazione dello shogunato - l'arte della guerra e del combattimento in generale. Comprendeva tutte le discipline che, col tempo, si sono divise ed hanno formato, per esempio, il karate, lo judo, il kobudo, cioè l'uso delle armi tradizionali come il bo, il nunchaku, il tonfa ed altri, il kendo, lo iaido, l'aikido; insomma tutte le odierne arti marziali giapponesi.
Ovviamente per lo ju-jitsu valgono le medesime premesse filosofiche del karate che può essere considerato una "specializzazione" dello ju-jitsu. Questo significa che il praticante di questa arte marziale molto completa dovrebbe soprattutto tendere alla "ricerca" della propria stabilità attraverso le tecniche che, se praticate con costanza, possono portare ad un più elevato livello di autocoscienza. Forse l'aspetto tecnico che spicca maggiormente vedendo un marzialista in azione con tecniche di ju-jitsu, sono le proiezioni, le leve articolari, le immobilizzazioni che vengono portate stando a stretto contatto con l'avversario. Si ritiene che il contatto ravvicinato con un altro praticante sia, da un punto di vista socio-educativo, un ottimo mezzo per capire meglio il senso della tecnica e per sviluppare, attraverso la "metafora" del combattimento, la propria capacità di comunicare e di comprendere i propri interlocutori. Ciò significa, grosso modo, che porsi in modo inadeguato di fronte ad un opponente costringe a sgradevoli azioni di ripiego o alla sconfitta. Viceversa, un atteggiamento tecnicamente ed eticamente corretto porta a risultati utili.
Lo ju-jitsu, così come le altre arti marziali, insegna l'arte del confrontarsi con l'alterità e, di conseguenza, con se stessi. Procedendo in questo senso è quindi possibile imparare una sorta di "etica del comportamento", molto utile nella vita sociale d'ogni giorno.